Cucinare intorno al fuoco e la nascita dell’essere umano, secondo Richard Wrangham
Nel 2009 l’antropologo di Harvard Richard Wrangham pubblica Catching Fire: How Cooking Made Us Human e propone una tesi tanto semplice quanto radicale: ciò che ci ha trasformati da primati in esseri umani non è stato costruire strumenti, e nemmeno cominciare a mangiare carne. È stato imparare a cuocere. Circa due milioni di anni fa, il controllo del fuoco ha dato origine al nostro genere, l’Homo.
Perché il cotto ci ha cambiato il corpo
La cottura, spiega Wrangham, è prima di tutto una questione di energia. Il calore ammorbidisce le fibre, gelatinizza gli amidi, rende le proteine più accessibili: il corpo fatica molto meno a digerire e ricava molte più calorie dallo stesso cibo. Con un cibo più morbido e più nutriente, i nostri antenati hanno sviluppato denti più piccoli, mascelle meno potenti, uno stomaco e un intestino più corti. E l’energia in eccesso ha alimentato la cosa che più ci distingue: un cervello grande e affamato. Siamo, letteralmente, animali costruiti per il cotto, e non possiamo più tornare indietro.
Il focolare: la nostra prima casa
Ma la scoperta più affascinante del libro non riguarda il corpo. Riguarda la vita insieme. Prima del fuoco i nostri antenati passavano ore a masticare: le grandi scimmie, ancora oggi, masticano fino a sei ore al giorno. La cottura ha restituito tempo e ha creato un luogo attorno a cui radunarsi: il focolare. È lì, davanti alle braci, che nascono il pasto condiviso, il racconto, l’attesa, i ruoli, la comunità. Il fuoco non ci ha soltanto nutriti: ci ha resi sociali.
“Non siamo gli animali che hanno imparato a usare il fuoco. Siamo gli animali che il fuoco ha creato.”
Il fuoco al centro
Per due milioni di anni il fuoco è stato il centro della vita quotidiana. Poi, in pochi decenni, l’abbiamo spostato ai margini: chiuso dentro un fornello, nascosto dietro uno sportello, ridotto al pulsante di un microonde. Mangiamo più in fretta, più soli, davanti a uno schermo invece che alle persone accanto. Il gesto che ci ha reso umani è diventato una funzione da sbrigare. Non è un caso se, quando riaccendiamo un fuoco vero e ci cuciniamo davanti, sentiamo di essere tornati a casa.
Foku: riportare il fuoco al centro
Foku nasce da questa stessa consapevolezza: il fuoco non è soltanto uno strumento per cuocere, ma un centro attorno a cui ritrovarsi. Per questo non è pensato come un semplice barbecue, ma come un sistema di cottura in pietra lavica dell’Etna e acciaio corten, che riunisce in un unico oggetto tre modi di cucinare: il fuoco diretto, la griglia centrale e la cottura sulla pietra.Sono due nature che convivono. La pietra lavica accumula il calore, lo trattiene e lo restituisce con lentezza: un calore profondo e paziente. Il fuoco vivo, con la brace e la fiamma diretta, è invece energia immediata. Due tempi della cottura nello stesso gesto. È un gesto antico portato nella cucina all’aperto di oggi. Non per nostalgia, ma per funzione: cucinare meglio, stare insieme, rallentare, osservare il calore e tornare a vivere il pasto come un momento condiviso.Il fuoco ci ha resi umani.
Foku prova a riportarlo al centro
Fonte: Richard Wrangham, Catching Fire: How Cooking Made Us Human, Basic Books, 2009.
